Un giorno d’estate, tanti anni fa’, un bambino e una bambina stavano per partire, lui da una città del nord e lei dal centro Italia, con le loro famiglie, per le vacanze estive. Stesso giorno; stessa ora. Il bambino era diretto al mare e la bambina in montagna. Tutti e due erano emozionatissimi. Li aspettavano tre settimane di giochi, mare, sole, sentieri, nuovi amici e, soprattutto, niente scuola e niente compiti noiosi e difficili. In quei giorni il caldo era insopportabile ma all’alba, i due, non si erano mai alzati e l’aria fredda del mattino li colse impreparati. Mentre i genitori caricavano le valige nel portabagagli dell’auto loro, seduti sul marciapiede, si stringevano nelle spalle e con le mani cercavano di riscaldarsi, per quanto possibile, le braccia, i gomiti, il viso, le gambe e le caviglie. Ma era bello anche così. Un prezzo da pagare decisamente accettabile vista la posta in palio. Diego avrebbe compiuto nove anni ad ottobre e Sara, pochi giorni prima, aveva spento dieci candeline sopra una torta di pasta sfoglia e crema al cioccolato ricoperta da una soffice nuvola di panna. Il regalo che ha apprezzò di più fu “365 storie”, un libro con 365 storie: una per ogni giorno dell’anno. L’aveva visto e indicato in una vetrina, un mese prima del compleanno, passeggiando con i nonni che si finsero distratti avendo, però, immediatamente capito che regalo le avrebbero fatto per il compleanno. A Diego sarebbe arrivata, apprezzatissima, una bicicletta nuova.
Un ultima occhiata alla valvola del gas, alle finestre, le prese di corrente, il rubinetto generale dell’acqua. Tutto chiuso e spento. I papà con le ultime borse in mano e le mamme che chiudono a chiave la porta di casa. Si parte!!
I sedili dell’auto erano un po’ freddi ma Diego e Sara non stavano nella pelle. Col busto protratto tra gli schienali dei sedili anteriori osservavano tutto ciò che accadeva in macchina: in quella di Diego il papà si stava accendendo una sigaretta mentre la mamma controllava che il termos, col caffè caldo senza zucchero, fosse ben chiuso; in quella di Sara i genitori stavano scegliendo quale cassetta avrebbe fatto da colonna sonora per l’inizio del viaggio. La scelta cadde su un nastro di Bob Dylan. Da Diego si scelse Little Tony e, appena il nastro venne “mangiato” dal “mangiacassette”, dalle casse si sentì: “bada bambina…bada bambina…tu piccolina sei….per ogni donna….ci vuole un uomo accanto…..”.
Strana la città al mattino presto pensarono tutti e due: strade sgombre, serrande delle case e dei negozi abbassate, semafori lampeggianti. In poco più di dieci minuti raggiunsero l’autostrada. Diego e Sara, come tutti i bambini, non vedevano l’ora che “arrivassero” le gallerie e, nell’attesa, trascorrevano il tempo cantando, da Sara, e giocando al gioco dell’ultima sillaba da Diego. I genitori di Sara, dopo aver ascoltato Bob Dylan, misero nella radio una cassetta con le canzoni dei suoi cartoni animati preferiti cantandole tutti e tre insieme Km dopo Km. Da Diego il gioco “dell’ultima sillaba” aveva preso piede e, con l’ultima sillaba della parola precedente, uno alla volta, bisognava comporne una nuova. Diego cercava sempre di creare parole che terminassero con “gna” per vincere la sfida.
Passate due ore il caldo iniziava a farsi sentire. Ma, almeno per Sara e Diego, il problema non si pose perchè le tanto attese gallerie iniziarono ad inghiottire loro e le loro auto. Da due o tre anni Diego si divertiva a fare un gioco in galleria: ogni volta che vi entrava guardava verso sinistra con la speranza di riuscire a scorgere, per una frazione di secondo, un’auto in corsa nella direzione opposta attraverso quei piccoli corridoi che uniscono i due sensi di marcia. L’obiettivo era di riuscire a capire quale modello di auto fosse e, nella migliore delle ipotesi, di riuscire a intravederne gli occupanti. Capitava raramente di riuscirci ma era proprio questo il bello. Quel giorno, quel gioco, avrebbe raggiunto il suo apice. Il traffico iniziò a farsi intenso e le auto cominciarono a rallentare, ad andare a passo d’uomo e, in alcuni momenti, restavano ferme con conducenti e passeggeri innervositi e impazienti. Ma Diego, in quel momento, non poteva credere ai suoi occhi: la 127 di suo padre si era fermata proprio davanti ad uno di quei corridoi che uniscono i due sensi di marcia e riusciva a vedere con estrema chiarezza una Fiat Ritmo 1° serie, bianca dall’altra parte. “Incredibile!” pensò. Un signore e una signora nei posti anteriori e una bambina seduta dietro. Un’altra famiglia in viaggio per le vacanze! “E dai! Girati!” pensava guardando la bambina. “Dai!!”. Sara, dall’altra parte, si sentiva osservata e si girò verso Diego. “Mi sta salutando!” disse ai suoi genitori. “Un bambino in quella macchina mi sta salutando!”. “Salutalo anche tu!” rispose la madre. “Mi sta salutando!” disse Diego ai suoi genitori; “Una bambina in quell’auto lì di fronte mi sta salutando!”. “Salutala anche tu!” gli rispose il padre. “C-I-A-O” disse Diego a rallentatore per essere certo di farsi capire. “C-I-A-O” gli rispose Sara, allo stesso modo. “D-O-V-E S-T-A-I A-N-D-A-N-D-O?” le chiese Diego. “I-N M-O-N-T-A-G-N-A P-E-R L-E V-A-C-A-N-Z-E E T-U?”. “I-O S-T-O A-N-D-A-N-D-O A-L M-A-R-E. Q-U-A-N-T-I A-N-N-I H-A-I?”. Sara rispose: “D-I-E-C-I. E T-U?”. “S-O-N-O P-I-U’ P-I-C-C-O-L-O. N-E H-O S-O-L-O O-T-T-O. T-I V-A D-I D-I-V-E-N-T-A-R-E A-M-I-C-I?”. “S-I. I-O M-I C-H-I-A-M-O S-A-R-A E T-U?”. “C-I-A-O S-A-R-A I-O M-I C-H-I-A-M-O……Diego!!! Noooo proprio adesso dovevi ripartireeee!!!! Le stavo dicendo che mi chiamo Diego!!”. Già…le auto davanti a quelle della macchina di Diego avevano ripreso a muoversi e la sua 127 avanzò insieme a loro. Diego non era riuscito a presentarsi a Sara. Restò in silenzio per tutto il viaggio con l’amaro in bocca. Quella bambina con i capelli rossi e ricci e con gli occhi verdi non avrebbe mai saputo il suo nome. Sarebbe stata la sua prima amica con le lentiggini. “In montagna, ha detto. Chissà dove però! E poi tanto noi stiamo andando al mare. Non la rivedrò mai più” pensò. “Uffa ma perchè non mi ha detto subito il suo nome?!? Che carino che era con quel caschetto biondo e quegli occhiali un po’ buffi!” disse Sara ai suoi genitori quando anche il loro viaggio riprese verso le Alpi.
La vacanza passò e sia Sara che Diego si divertirono molto e conobbero tanti nuovi amici. Tutti e due, però, di tanto in tanto, pensavano a quell’incontro in galleria e si chiedevano se un giorno si sarebbero visti di nuovo.
Avrebbero dovuto aspettare 21 anni, 3 mesi, 16 giorni, 14 ore, 27 minuti e 41 secondi: Sara, pittrice, entrò nel bar di fianco al suo negozio per prendere un caffè e Diego, scrittore in cerca di nuove ispirazioni nella città eterna, vi entrò per un panino e un bicchiere di vino. Erano al bancone, di spalle. Alla sinistra di Diego c’era il vassoio con le bustine di zucchero. Sara, con gesto meccanico, urtò involontariamente il braccio di Diego. “Mi scusi! Volevo prendere lo zucchero. Non mi ero accorta di lei.” gli disse. Diego, guardando distrattamente il viso della ragazza rispose ” Nessun problema! Tranquilla. E’ tutto a posto”. E così facendo allungò il braccio verso il vassoio per prendere una bustina di zucchero e porgerla alla ragazza. Le loro mani stringevano la bustina e i loro occhi, adesso, si osservavano con attenzione, curiosità, stupore: si riconobbero dopo pochi secondi di silenzio impegnati a scorrere con la mente tutti i volti conservati nei loro ricordi. Era passato tanto tempo ma si riconobbero immediatamente. “I-O M-I C-H-I-A-M-O D-I-E-G-O. E’ D-A P-I-U’ D-I V-E-N-T-’-A-N-N-I- C-H-E S-P-E-R-A-V-O D-I P-O-T-E-R-T-E-L-O D-I-R-E!”.
La bustina di zucchero scivolò dalle loro mani quando se le strinsero. Si abbracciarono e si baciarono. Si dimenticarono del caffè, del panino e del bicchiere di vino. Uscirono dal bar, mano nella mano, senza mai smettere di guardarsi. A Roma, quel pomeriggio c’era il sole. Faceva molto caldo; proprio come quel giorno in galleria. Restarono a guardarsi per minuti, sorridendo. Non si lasciarono mai più.
Un mattino, qualche anno dopo, con la macchina carica di valige e una bambina di 8 anni nel sedile posteriore ad un certo punto si sorrisero quando i loro sguardi si incrociarono: Diego, in galleria, rallentò fino a fermarsi, a causa del traffico per le vacanze estive, in prossimità del punto di unione dei due sensi di marcia. L’autoradio suonava un brano di Bob Dylan. Diego e Sara si voltarono verso la piccola Alessandra che stava salutando con la mano un bambino nell’auto di fronte.
Saluti.
Px.
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