Posted by: pxarcobaleno | Aprile 10, 2008

Uno sguardo in galleria (racconto per grandi e piccini)

Un giorno d’estate, tanti anni fa’, un bambino e una bambina stavano per partire, lui da una città del nord e lei dal centro Italia, con le loro famiglie, per le vacanze estive. Stesso giorno; stessa ora. Il bambino era diretto al mare e la bambina in montagna. Tutti e due erano emozionatissimi. Li aspettavano tre settimane di giochi, mare, sole, sentieri, nuovi amici e, soprattutto, niente scuola e niente compiti noiosi e difficili. In quei giorni il caldo era insopportabile ma all’alba, i due, non si erano mai alzati e l’aria fredda del mattino li colse impreparati. Mentre i genitori caricavano le valige nel portabagagli dell’auto loro, seduti sul marciapiede, si stringevano nelle spalle e con le mani cercavano di riscaldarsi, per quanto possibile, le braccia, i gomiti, il viso, le gambe e le caviglie. Ma era bello anche così. Un prezzo da pagare decisamente accettabile vista la posta in palio. Diego avrebbe compiuto nove anni ad ottobre e Sara, pochi giorni prima, aveva spento dieci candeline sopra una torta di pasta sfoglia e crema al cioccolato ricoperta da una soffice nuvola di panna. Il regalo che ha apprezzò di più fu “365 storie”, un libro con 365 storie: una per ogni giorno dell’anno. L’aveva visto e indicato in una vetrina, un mese prima del compleanno, passeggiando con i nonni che si finsero distratti avendo, però, immediatamente capito che regalo le avrebbero fatto per il compleanno. A Diego sarebbe arrivata, apprezzatissima, una bicicletta nuova.

Un ultima occhiata alla valvola del gas, alle finestre, le prese di corrente, il rubinetto generale dell’acqua. Tutto chiuso e spento. I papà con le ultime borse in mano e le mamme che chiudono a chiave la porta di casa. Si parte!!
I sedili dell’auto erano un po’ freddi ma Diego e Sara non stavano nella pelle. Col busto protratto tra gli schienali dei sedili anteriori osservavano tutto ciò che accadeva in macchina: in quella di Diego il papà si stava accendendo una sigaretta mentre la mamma controllava che il termos, col caffè caldo senza zucchero, fosse ben chiuso; in quella di Sara i genitori stavano scegliendo quale cassetta avrebbe fatto da colonna sonora per l’inizio del viaggio. La scelta cadde su un nastro di Bob Dylan. Da Diego si scelse Little Tony e, appena il nastro venne “mangiato” dal “mangiacassette”, dalle casse si sentì: “bada bambina…bada bambina…tu piccolina sei….per ogni donna….ci vuole un uomo accanto…..”.
Strana la città al mattino presto pensarono tutti e due: strade sgombre, serrande delle case e dei negozi abbassate, semafori lampeggianti. In poco più di dieci minuti raggiunsero l’autostrada. Diego e Sara, come tutti i bambini, non vedevano l’ora che “arrivassero” le gallerie e, nell’attesa, trascorrevano il tempo cantando, da Sara, e giocando al gioco dell’ultima sillaba da Diego. I genitori di Sara, dopo aver ascoltato Bob Dylan, misero nella radio una cassetta con le canzoni dei suoi cartoni animati preferiti cantandole tutti e tre insieme Km dopo Km. Da Diego il gioco “dell’ultima sillaba” aveva preso piede e, con l’ultima sillaba della parola precedente, uno alla volta, bisognava comporne una nuova. Diego cercava sempre di creare parole che terminassero con “gna” per vincere la sfida.
Passate due ore il caldo iniziava a farsi sentire. Ma, almeno per Sara e Diego, il problema non si pose perchè le tanto attese gallerie iniziarono ad inghiottire loro e le loro auto. Da due o tre anni Diego si divertiva a fare un gioco in galleria: ogni volta che vi entrava guardava verso sinistra con la speranza di riuscire a scorgere, per una frazione di secondo, un’auto in corsa nella direzione opposta attraverso quei piccoli corridoi che uniscono i due sensi di marcia. L’obiettivo era di riuscire a capire quale modello di auto fosse e, nella migliore delle ipotesi, di riuscire a intravederne gli occupanti. Capitava raramente di riuscirci ma era proprio questo il bello. Quel giorno, quel gioco, avrebbe raggiunto il suo apice. Il traffico iniziò a farsi intenso e le auto cominciarono a rallentare, ad andare a passo d’uomo e, in alcuni momenti, restavano ferme con conducenti e passeggeri innervositi e impazienti. Ma Diego, in quel momento, non poteva credere ai suoi occhi: la 127 di suo padre si era fermata proprio davanti ad uno di quei corridoi che uniscono i due sensi di marcia e riusciva a vedere con estrema chiarezza una Fiat Ritmo 1° serie, bianca dall’altra parte. “Incredibile!” pensò. Un signore e una signora nei posti anteriori e una bambina seduta dietro. Un’altra famiglia in viaggio per le vacanze! “E dai! Girati!” pensava guardando la bambina. “Dai!!”. Sara, dall’altra parte, si sentiva osservata e si girò verso Diego. “Mi sta salutando!” disse ai suoi genitori. “Un bambino in quella macchina mi sta salutando!”. “Salutalo anche tu!” rispose la madre. “Mi sta salutando!” disse Diego ai suoi genitori; “Una bambina in quell’auto lì di fronte mi sta salutando!”. “Salutala anche tu!” gli rispose il padre. “C-I-A-O” disse Diego a rallentatore per essere certo di farsi capire. “C-I-A-O” gli rispose Sara, allo stesso modo. “D-O-V-E S-T-A-I A-N-D-A-N-D-O?” le chiese Diego. “I-N M-O-N-T-A-G-N-A P-E-R L-E V-A-C-A-N-Z-E E T-U?”. “I-O S-T-O A-N-D-A-N-D-O A-L M-A-R-E. Q-U-A-N-T-I A-N-N-I H-A-I?”. Sara rispose: “D-I-E-C-I. E T-U?”. “S-O-N-O P-I-U’ P-I-C-C-O-L-O. N-E H-O S-O-L-O O-T-T-O. T-I V-A D-I D-I-V-E-N-T-A-R-E A-M-I-C-I?”. “S-I. I-O M-I C-H-I-A-M-O S-A-R-A E T-U?”. “C-I-A-O S-A-R-A I-O M-I C-H-I-A-M-O……Diego!!! Noooo proprio adesso dovevi ripartireeee!!!! Le stavo dicendo che mi chiamo Diego!!”. Già…le auto davanti a quelle della macchina di Diego avevano ripreso a muoversi e la sua 127 avanzò insieme a loro. Diego non era riuscito a presentarsi a Sara. Restò in silenzio per tutto il viaggio con l’amaro in bocca. Quella bambina con i capelli rossi e ricci e con gli occhi verdi non avrebbe mai saputo il suo nome. Sarebbe stata la sua prima amica con le lentiggini. “In montagna, ha detto. Chissà dove però! E poi tanto noi stiamo andando al mare. Non la rivedrò mai più” pensò. “Uffa ma perchè non mi ha detto subito il suo nome?!? Che carino che era con quel caschetto biondo e quegli occhiali un po’ buffi!” disse Sara ai suoi genitori quando anche il loro viaggio riprese verso le Alpi.
La vacanza passò e sia Sara che Diego si divertirono molto e conobbero tanti nuovi amici. Tutti e due, però, di tanto in tanto, pensavano a quell’incontro in galleria e si chiedevano se un giorno si sarebbero visti di nuovo.
Avrebbero dovuto aspettare 21 anni, 3 mesi, 16 giorni, 14 ore, 27 minuti e 41 secondi: Sara, pittrice, entrò nel bar di fianco al suo negozio per prendere un caffè e Diego, scrittore in cerca di nuove ispirazioni nella città eterna, vi entrò per un panino e un bicchiere di vino. Erano al bancone, di spalle. Alla sinistra di Diego c’era il vassoio con le bustine di zucchero. Sara, con gesto meccanico, urtò involontariamente il braccio di Diego. “Mi scusi! Volevo prendere lo zucchero. Non mi ero accorta di lei.” gli disse. Diego, guardando distrattamente il viso della ragazza rispose ” Nessun problema! Tranquilla. E’ tutto a posto”. E così facendo allungò il braccio verso il vassoio per prendere una bustina di zucchero e porgerla alla ragazza. Le loro mani stringevano la bustina e i loro occhi, adesso, si osservavano con attenzione, curiosità, stupore: si riconobbero dopo pochi secondi di silenzio impegnati a scorrere con la mente tutti i volti conservati nei loro ricordi. Era passato tanto tempo ma si riconobbero immediatamente. “I-O M-I C-H-I-A-M-O D-I-E-G-O. E’ D-A P-I-U’ D-I V-E-N-T-’-A-N-N-I- C-H-E S-P-E-R-A-V-O D-I P-O-T-E-R-T-E-L-O D-I-R-E!”.
La bustina di zucchero scivolò dalle loro mani quando se le strinsero. Si abbracciarono e si baciarono. Si dimenticarono del caffè, del panino e del bicchiere di vino. Uscirono dal bar, mano nella mano, senza mai smettere di guardarsi. A Roma, quel pomeriggio c’era il sole. Faceva molto caldo; proprio come quel giorno in galleria. Restarono a guardarsi per minuti, sorridendo. Non si lasciarono mai più.
Un mattino, qualche anno dopo, con la macchina carica di valige e una bambina di 8 anni nel sedile posteriore ad un certo punto si sorrisero quando i loro sguardi si incrociarono: Diego, in galleria, rallentò fino a fermarsi, a causa del traffico per le vacanze estive, in prossimità del punto di unione dei due sensi di marcia. L’autoradio suonava un brano di Bob Dylan. Diego e Sara si voltarono verso la piccola Alessandra che stava salutando con la mano un bambino nell’auto di fronte.

Saluti.
Px.

Risposte

Eccolo lì, “365 storie”… ;)
Da un’idea che ti porti dietro da…quanti anni?…finalmente realizzato nero su bianco. Delicatissimo, forse un po’ frettoloso verso il finale ma alcuni punti sono fantastici. Ne parleremo di persona… Ciao! :)

Bella storia Px, complimenti davvero ,la farò leggere anche a mia figlia.
Sai, a me da piccolo mi è successo qualcosa di analogo:
un bambino dall’auto a fianco mi fece le boccacce ed io senza farmi vedere dai miei genitori lo mandai a cagare…ci siamo rincontrati ieri, dev’esser stato quel pezzo di m… di vigile che mi ha fatto la multa!

Che bel racconto Diè! bello bello bello!!! :-)

@ basteuch: come ti ho detto in più di un’occasione questa storia mi accompagna da anni perchè davvero facevo questo gioco, da piccolo, nelle gallerie. Sono contento che ti sia piaciuto. Concordo sul fatto di essere stato un po’ frettoloso nel finale ma i post troppo lunghi, a volte, spaventano.
@ Flavio: grazie x i complimenti. Mi fanno davvero piacere. In quanto a tua figlia…in realtà il racconto, in origine, l’avevo immaginato proprio per i bambini quindi, se ti riesce, fammi sapere, sinceramente, il suo commento. Per me è importante il giudizio dei più piccoli in questo caso. Ciao! A presto. Bella la foto di famiglia sul tuo blog (con “terzo figlio” e uomo che cerca di spostare il monumento col pensiero!) :)
@ Roselia: Grazie Ros! Fallo leggere al tuo ometto di casa se ci riesci. Mi interessa anche un suo commento. Bacio!!

Caspita Diego, ops, Px, mi sono commossa! Magari capitassero davvero queste cose!
O, meglio, agli altri magari capitano, a me una botta di fortuna simile non è mai successa…viviamo in un mondo senza più poesia. Comunque la prox volta che entrerò in una galleria non potrò non ricordare questo tuo bellissimo racconto.
Bacio!

Una rettifica: la botta di fortuna l’ho avuta quando per caso ti ho incontrato e siamo diventati amici, questo sì.

Emozionante.
Mi fa piacere che finalmente tu l’abbia ultimato nero su bianco.

Ciao Px,
avevi proprio ragione, è davvero emozionante.
Erika

Molto carina l’idea di tratte spunto dall’infanzia per scrivere il racconto! :-D

Errata corrige… tratte = trarre /me fusa

veramente una storia bellissima!!!!

bellissimo racconto…!!!!!magari a qualcuno capita veramente..!!!! :D

fantastico! un serendipity esteso nel tempo!

@ felsina: neanche a me è mai successo qualcosa di simile. Ma i sogni sono belli proprio per questo. Tutto può accadere. In quanto alla nostra amicizia la sensazione è reciproca. Ma non farmi arrossire… :)
@ giusbel: effettivamente era da un po’ che vi smarronavo con ’sta storia. Un po’ diversa da come avrei immaginato di scriverla ma il risultato finale a me piace molto.
@ Erika: hai visto il Px cosa ti combina…Bambi?!? :)
@ Serena: e questo è solo l’inizio. Se tutto va bene ve ne dovrete sciroppare tanti altri! :)
@ laprofumiera: grazie! Mi fa piacere che ti sia piaciuto.
@ titty: Grazie! Sarebbe davvero bello se a qualcuno capitassero davvero ’ste cose.
@ palma: vado subito a cercare su google che vuol dire “serendipity”, così colmo la mia abissale ignoranza! Mi fa piacere che ti sia piaciuto. Grazie! E torna!! :)

Anche io, quando scrivo qualcosa, traggo spunto dalla mia vita. Spunto che viene rielaborato, che nel ricordo si colora e si arricchisce di particolari più o meno fantasiosi, si carica di emozioni e sensazioni già provate o che vorremmo vivere.
Molto bello questo racconto, Diego.
Soprattutto all’inizio si percepisce tutta la gioia dei bimbi per le imminenti vacanze, il viaggio in macchina, la fila in autostrada, la spontaneità e l’apertura innocente verso gli altri, tipica di quella età e che poi, crescendo, purtroppo si perde.
Grazie per avermi proposto di leggerlo.
Un caro saluto.
princi

Come ti avevo promesso l’ho letto questo pomeriggio. L’ho riletto adesso. Ho bisogno di leggere e rileggere per dare un parere sereno e non affrettato.
Delicatissimo e tenero. Sono d’accordo che dopo 2/3 del racconto affretti un po’ troppo il ritmo del racconto e forse il finale poteva essere differente. Ma questo è il limite dello scrivere in un blog e non voler fare dei post eccessivamente lunghi.
Come sempre, un piccolo editing non gli guasterebbe (deformazione professionale).
Ma l’idea, lo spunto e il modo in cui è stato scritto è senza dubbio valido.
Bacio

Oddio. Fino a che non ho letto ‘la bambina di 8 anni’ ho creduto che il racconto fosse autobiografico, che fosse vero insomma :)
Comunque tecnicamente sono molto ignorante in materia, ma impressionisticamente posso dirti che mi è arrivato dritto dritto dentro…anche perchè tua figlia si chiama come me ;)

@ Duchessa Alessndra: il gioco di guardare nella carreggiata opposta per scorgere qualcuno lo facevo davvero. Il resto è un sogno che facevo da piccolo come ora. Bello sognare!

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