Erano le 17:00 in punto quando decisi di guardare per la prima volta cosa fosse tutto quello che percepivo da mesi oltre il corpo di mia madre. Il 17 ottobre del 1973, un mercoledì. Anche la mia nonna materna scelse quel giorno e quel mese per nascere. Ho tagliato il traguardo per secondo; mio fratello mi ha fatto mangiare la polvere: mi ha anticipato di ben 2 anni e 9 mesi circa. Come tutti, purtroppo, non ho conservato molti ricordi dei primi mesi di vita. Ricordo, però, (ed è già tanto a quanto ne so) una passeggiata con mia madre a Torino quando ancora non camminavo. Lei spingeva il passeggino; io mi sono voltato cercando il suo sguardo protettivo e il suo sorriso e poi ricordo di aver guardato, alla mia sinistra, i negozi, attirato dai colori delle tende e delle insegne. C’era il sole e ricordo perfettamente il rumore delle rotelle del passeggino sull’asfalto. Prima di questo fatto o dopo (non saprei proprio) ricordo anche di un cambio del pannolino all’asilo nido con la maestra che mi sorrideva (avevo già un certo fascino. Come direbbe 23 ero un bambino…di un certo livello!
). I primi anni di vita sono passati decisamente bene: giochi e coccole; educazione e sgridate; cartoni animati e nascondino; graziella con le rotelle e graziella senza rotelle (non una bambina portatrice di handicap ma la bicicletta che andava per la maggiore negli anni ‘70). Tutto tranquillo e nella norma fino alle prime polluzioni notturne. Strana ’sta pipì (ricordo di aver pensato una delle prima volte)! Px stava diventando un ometto anche se ancora non ne era consapevole. Qualche annetto ancora e…
Alle scuole medie ho iniziato a capire con chi avessi a che fare (me stesso). Lì ho scoperto che le ragazzine mi piacevano, e anche tanto. E avevo anche un certo fascino evidentemente: ogni volta che mi dichiaravo…andava a buon fine. Peccato che poi, appena dopo quel “Si!”, correvo a vantarmene con i compagni di classe e lasciavo la poverina tutta sola. Il primo bacio, se andava bene, glielo davo il giorno dopo; il sesso ancora non lo conoscevo razionalmente e quindi…mano nella mano e bacetti erano più che sufficienti per sentirmi il super figo della situazione. A quei tempi ho scoperto che mi piaceva un casino la pallavolo e iniziai a giocarci, con soddisfazione. Ero già abbastanza alto per l’età (adesso sono 189 cm). Iniziai anche a scoprire la musica: ricordo che mi piaceva tantissimo il sound beat di Caterina Caselli ma anche tutto il repertorio anni ‘50, ‘60 e ‘70 italiano, principalmente, ascoltato dai miei genitori. Ottime fondamenta. Ancora oggi ascolto alcuni di quei brani con immenso piacere. Scoprii anche che mi piaceva scrivere; mi attiravano le arti marziali, il nuoto, i film del terrore (oggi non riesco più a guardarli. Se capita ho bisogno che qualcuno dorma con me per almeno 2 settimane dopo la visione), i Luna Park, il mare, la campagna, gli animali e la natura in generale. In quel periodo ho iniziato a pensare che l’amicizia e la famiglia fossero 2 elementi indispensabili nella mia vita. Ho anche capito, però, che non mi piaceva studiare. Non mi è mai piaciuto da allora. Sono sempre stato un po’ tanto polemico riguardo all’istruzione. Già da piccolo avevo capito che la scuola, così come era impostata, non garantiva correttamente la preparazione “su misura” che serviva realmente a tutti noi. Eravamo tutti così diversi e il metodo era troppo uniforme. Mi sono sempre scontrato con questo aspetto dell’istruzione e lo faccio ancora oggi. Troppa gente non riesce ad esprimere le sue forti capacità nel mondo del lavoro, oggi, perchè, secondo me, nessuno vuole davvero dare la possibilità ad ognuno di inseguire il proprio sogno nel cassetto privo di mille cazzate di contorno che fanno solo passare la voglia di fare.
La scelta dell’indirizzo delle superiori è avvenuta tipo estrazioni del Lotto: ho scartato le scuole dove il disegno (tecnico o artistico) era fondamentale perchè, mio malgrado, non sapevo disegnare; ho eliminato dalla lista i licei per via del latino e del greco che pensavo, allora come oggi, che non servissero a un cazzo (ripeto…sono molto pratico; sono contento di non averle mai studiate. Non saprei proprio che uso avrei mai potuto farne). Ho poi scelto quasi a caso…Ragioneria. Che schifo! Tornassi indietro non la rifarei anche se è stato grazie a quella scelta che, poi, la mia vita mi ha permesso di fare tutto il percorso (intricato ma affascinante) che mi ha portato fin qui. Ed è stato lì che ho conosciuto i miei migliori amici. Nel biennio delle superiori ho fatto alcune delle “prime volte” più piacevoli della mia vita: ho scoperto, finalmente, il sesso (l’amore un po’ più tardi), la batteria (l’ho poi suonata per qualche anno), i primi racconti, le prime sofferenze a causa grazie alle ragazze. Alla fine del biennio volevo lasciare Ragioneria per andare a fare il biennio (allora si poteva ancora) per diventare Infermiere Professionale. Evidentemente non ne ero ancora così convinto e, appena sentii parlare di raccogliere cacca e vomito dei malati, mi immaginai subito…impiegato di banca. Proseguii Ragioneria e mi diplomai in 7 anni (ho ripetuto la seconda e la quarta). In quarta superiore (la seconda volta che l’ho fatta) ho deciso di andare in terapia da una psicologa perchè ero straconvinto di avere un problemino sessuale. Pensavo, oltretutto, di essere l’unico “affetto” da quel morbo. Il vero morbo era la disinformazione legata alla sessualità che, allora come oggi, la faceva da padrona. Poco male però: avevo, comunque, visto la punta dell’iceberg e grazie a quella necessità di conforto ho capito tantissime cose di me e del mondo che mi ruota attorno. Ancora oggi ringrazio di aver fatto quell’esperienza perchè continua ad aiutarmi tantissimo a capire gli altri, i loro limiti, le loro debolezze, le loro paure. Riesco a rapportarmi benissimo con la gente. Penso che sia una gran cosa. Finite le superiori decido, per la seconda volta, di iscrivermi alla scuola per diventare Infermiere. Mi iscrivo, frequento per due settimane e…mi ritiro. In quel periodo soffrivo di attacchi di panico e non riuscivo a mettermi in gioco in quel contesto. Mi è dispiaciuto tantissimo. Anche perchè non sapevo di soffrirne. Ho capito tempo dopo ciò che mi stava succedendo. Iniziai, allora, a fare lavoretti, consegne di fiori, assemblamento di videogiochi e poi, finalmente, il mio primo vero lavoro: l’impiegato. Ho passato 5 anni in un ufficio amministrativo di un ospedale in mezzo a fatture, registrazione delle presenze, buste paga, cud, pc, acquisti, malattie, ferie, permessi, modelli 730, attestati di servizio, ecc. Mi viene la nausea a ricordare quei tempi. Non amo la vita da ufficio. Nel 2000 mi sono dimesso e sono entrato nel mondo delle assicurazioni. Che mafia! L’ho fatto per 6 anni. E’ stata una vera scuola di vita.. Quante rotture di palle. Mi facevo un culo così per un misero 5% lordo all’anno a polizza. Ma i miei clienti li ho sempre trattati con i guanti di velluto. Gli ho sempre fatto risparmiare soldi quando ho potuto.
Il 5 marzo del 2002 ho perso una delle persone più importanti della mia vita: mio padre. Giuseppe è stato un uomo eccezionele. Fantastico figlio, ottimo padre e meraviglioso marito. Ti mando un bacio anche da qui! Ti voglio bene!
Per un anno ho anche gestito, sempre a Torino, un ristorante-piano bar. Altra super esperienza. Ho perso 20 Kg in quei mesi. La notte lì e di giorno a vendere polizze. Ho poi lasciato il lavoro notturno. Ad un certo punto le assicurazioni hanno iniziato a rompere troppo le palle con i loro merdosi obiettivi finanziari e me ne sono andato. Sono stato un po’ in Croce Rossa (nel corpo militare) e un po’ a vendere cellulari (una delle esperienze più disastrose della mia vita). Poi…udite udite…mi sono iscritto all’Università. L’indirizzo? Scienze Infermieristiche naturalmente!!
Questa volta ho scelto con consapevolezza. Sto frequentanto il 2° semestre del 2° anno (3 in totale). Mi piace tantissimo. L’avessi fatto allora!! Nei tirocini ho scoperto il vero significato dell’espressione “essere soddisfatti di se stessi“. Il rapporto che creo con i “pazienti” è sempre meraviglioso. E’ uno scambio reciproco di gentilezze e “amore”. Loro si accorgono delle persone che lo fanno con passione. Ogni giorno (nei tirocini) torno a casa con una decina di benedizioni sulle spalle. Per come sono fatto penso sia uno dei due lavori più adatti a me. Ti starai chiedendo quel’è il secondo…. Il massaggiatore. Adoro massaggiare e, a quanto dicono quelli che provano, ci sono anche portato. Anni fa’ ho fatto un corso di riflessologia plantare ed è stata un’esperienza bellissima. Figo far passare il mal di schiena massaggiando l’arco del piede o scovare sinusiti e cefalee toccando i polpastrelli, ecc… E’ un’arte a tutti gli effetti. Appena mi laureo voglio iscrivermi ad una scuola per diventare massaggiatore. O riflessologo o total body; non so ancora; una delle due, comunque, di sicuro. Adesso, quando mi viene richiesto, massaggo per hobby ma vorrei che diventasse il mio secondo lavoro o, magari, anche il primo se le cose andassero per il verso giusto.
Che dire d’altro? Io penso di essere un ragazzo nella media. Adoro stare a contatto con la gente ma odio la confusione. Ai locali affollati preferisco le serate in casa con amici per una cena tutti insieme e due chiacchiere sul divano o giochi da tavola fino a notte fonda. Adoro la natura in ogni sua manifestazione. Amo la notte. Di giorno almeno fino a pranzo, se potessi, dormirei. Credo nella famiglia e nell’amicizia. Odio la falsità in ogni sua forma. Amo aprirmi con la gente e mi piace tantissimo quando gli altri lo fanno con me. Non sono un gran sportivo; giusto un giro in bici , una nuotata. Adoro passeggiare. Mi stanno sulle palle gli arroganti, quelli che non rispettano il prossimo, quelli che si divertono a giocare a incularella. Amo la musica e non potrei farne a meno, In particolare il rock anni ‘70, l’acid jazz, la musica classica, il regge ma anche qualche pezzo da discoteca, a volte (il tamarro che c’è in me ogni tanto si fa sentire, anche se non vado in discoteca). Credo che le differenze d’età avvicinino le persone perchè danno la possibilità di avere più significati guardando la stessa cosa. E, caro Cappellaio Matto, quando torno a casa dall’università, hai proprio visto giusto: accendo il pc, scarico la posta, faccio partire un po’ di buona musica, apro il mio neonato blog (con la speranza di trovare commenti nuovi e nuovi post interessanti da leggere) e, con la mente, penso a bacchette magiche, infradito e cavigliere, e tanti altri sogni ad occhi aperti che, uno alla volta, scoprirete in questo spazio.
Come al solito mi sono dilungato un casino. Ho scritto tutto di getto. Se mi viene in mente qualcos’altro, aggiorno. Grazie, davvero, a chi mi ha seguito fino a questo punto.
Un saluto a tutti!
PxArcobaleno
Diego.
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