Posted by: pxarcobaleno | Febbraio 9, 2008

1 Kg di riso

Ne ho ancora 300 grammi scarsi. Gli altri 700 li ho mangiati, conditi con due o tre qualità di formaggi, due sere della scorsa settimana a cena con la mia famiglia. Mille grammi di riso che non ho comprato, non ho nascosto nel tascone del giaccone alla cassa del supermercato sotto casa per il brivido del “furtarello”, non ho trovato per strada. Mi sono stati regalati; all’incirca tre settimane fa’.

Un lungo corridoio separava me ed un collega dalla camera in cui “soggiornava” un coetaneo visibilmente agitato, spaventato. Avrebbe, certamente, voluto essere da tutt’altra parte in quel momento. Ovunque, ma non lì. Intorno a lui i suoi familiari, con sorrisi chiaramente forzati, fingevano una tranquillità davvero poco convincente. Chi è maggiormente giustificato ad aver paura quando l’evento del giorno è un intervento chirurgico? Chi andrà sotto “i ferri” o chi non può fargli compagnia? Difficile dare una risposta certa che non lasci spazio ad eventuali “Si, hai ragione, ma….”. Io me la sono sempre fatta addosso pensando di dover essere operato. La sala operatoria è fredda; medici e infermieri, sul viso, hanno la mascherina protettiva. Quando guardi qualcuno che indossa la mascherina il suo sguardo sembra sempre severo. Mi fa pensare ad una persona concentratissima e se è concentratissima vuol dire che ha paura di sbagliare…e se ha paura di sbagliare vuol dire che non è ben preparato…e se non è ben preparato allora si che può sbagliare…ma siamo sicuri che il personale del reparto ha dato al chirurgo la MIA cartella clinica? Non mi troverò, vero, senza un rene e con, ancora, quella fastidiosa ernia inguinale che si fa sentire durante i rapporti sessuali? L’anestesia… Mi hanno garantito che non ci saranno complicazioni; sono certi che non morirò nel sonno. Eppure talvolta i telegiornali occupano quattro dei trenta minuti per comunicarci che, per qualcuno, quelle due orette di sonno si sono incredibilmente trasformate in un’eternità….. E’ vero sono un fifone patologico ma so di essere in buona compagnia. La notte precedente passata a rigirarsi sotto le lenzuola, le farfalle allo stomaco quando gli infermieri entrano in camera e ti dicono ”Eccoci qua….hanno telefonato dalla sala operatoria…ci stanno aspettando…”, la necessità di correre in bagno per un po’ di pipì e una timida cacchina pensando “Stanno aspettando me, mica loro!”, sono tutte cose che accomunano la più parte di noi in quella circostanza. 

Supino, nel letto spinto dai due “accompagnatori”, non riusciva a pensare ad altro: la paura delle incognite legate all’intervento aveva ormai occupato tutti gli slot disponibili. Un ”ultimo” saluto dei familiari davanti alla porta della sala operatoria e poi, da solo, con il suo destino.

Sinceramente non me la sono proprio sentita di lasciarlo lì da solo per quegli interminabili dieci minuti che ancora lo separavano da sguardi severi e mascherine. Dieci minuti nei quali ho voluto essere il suo migliore amico avendolo, però, conosciuto solo quindici minuti prima. Un vero amico in quei casi ti rincuora; un vero amico ti dice per filo e per segno tutto quello che sta per accadere fingendo, a fin di bene, una tranquillità che ti rassicura completamente. Un vero amico riesce a farti tornare la frequenza cardiaca a livelli accettabili. Un (anche solo per dodici minuti) “vero” amico quando ti saluta, perchè sguardi e mascherine sono arrivati, sa di essere stato un vero amico se si sente dire “Grazie per esserti fermato…sai che davvero non ho più paura? Quando torno in reparto ti trovo ancora?”. E’ quello che mi ha detto. E sul suo volto c’era finalmente un sorriso. Un sorriso vero.

L’intervento è andato bene. Due giorni dopo è stato dimesso e, felice, è ritornato a casa, in un’altra città. Ma prima di partire ha voluto a tutti i costi regalarmi un chilo di riso. “Questo è davvero genuino! Lo coltiviamo noi nelle nostre risaie; vorrei tanto che la accettassi. Ti ringrazio per avermi aiutato l’altro giorno…ne avevo bisogno. Grazie…di cuore!”.

Non amo molto il riso ma, sinceramente, questo mi è piaciuto molto. Aveva un gusto….diverso.

Ne ho ancora trecento grammi in un vasetto di vetro accanto all’olio d’oliva e alla passata di pomodoro. L’aglio ce l’ho di sicuro e, nel congelatore, ho anche dei frutti di mare. Non ho nulla di pronto per stasera….

Risposte

ciao Px ;-) !
in certi frangenti un sorriso, anche di uno sconosciuto ti rincuora sul serio!

Un chilo di riso avuto in questo modo è sicuramente più buono di qualunque riso tu possa aver mangiato mai…sono contento direi che hai trovato la tua strada ;)

Lo penso anche io. Il gusto di quel riso deve essere proprio speciale (fra l’altro io adoro il riso…). Ma anche tu, mi sembra di capire, non devi essere da meno…
un abbraccio e ben arrivato

@ ROSELIA: Ciao Ros! Ricordo sempre con piacere il sorriso che mi hai regalato quando ci siamo visti la prima volta. Per me erano giorni molto tristi, ricordi? Ti associo spesso a quel sorriso.
@ 23: sono contento anch’io e molto. Ed è bello percorrerla avendo te e gli altri come compagni di viaggio. In compagnia delle persone giuste il percorso più tortuoso può trasformarsi in un accogliente viale alberato.
@ MELANIA: troppi complimenti cara Melania! Così mi fai arrossire. Mi piacciono tanto però; sento che sono sinceri. Un saluto da Torino! :)

E questa si chiama empatia, rara e ancora più apprezzabile in ambienti difficili come gli ospedali… soddisfazioni queste che non si scordano, ci danno quell’energia unica che fa marciare senza fatica! :D
Benvenuto.

La frase che mi hai risposto è molto bella, ma non fare il furbo è dei baci perugina! :)

Leave a response

Your response:

Categorie